L'intervista
Terranova: «Bis a Termini? Modello per il campo largo, non me ne andrò per l’Ars»
Sindaca rieletta con un risultato molto netto. «Me lo aspettavo, ho sempre avvertito la fiducia dei cittadini. Di sicuro non mi dimetto, ma posso ambire ad altro nel futuro»
Quarantuno anni, eletta per la seconda volta con percentuali altissime. Maria Terranova, sindaca di Termini Imerese, è pronta ad affrontare il secondo mandato.
Settantadue per cento, se lo aspettava?
«Mi aspettavo sicuramente un risultato importante. Avvertivo la fiducia e l’affetto dei cittadini, già subito dopo la mozione di sfiducia. Ci speravo ma vederlo realizzarsi è un’altra cosa».
Cosa ha determinato questo risultato?
«Il lavoro. La gente ci ha visti sempre al lavoro, dal primo all’ultimo giorno, nei momenti difficili, dal Covid al Pnrr. Ci ha premiati la cura quotidiana, aver visto una sindaca che non si è fatta travolgere dagli equilibri politici anche dopo l’azzeramento della giunta. Hanno visto un sindaco che ha sempre avuto a cuore l’interesse della città, per me viene prima di tutto».
A proposito di equilibri politici, dopo avere superato le frizioni con il Pd, quanto hanno inciso i partiti su questa vittoria?
«I partiti hanno influito il giusto, il dato oggettivo è che c’è una spinta civica importante che ci ha permesso di allargare a mondi e persone che non si sarebbero messi sotto l’ala dei partiti. Sono stati fondamentali entrambi, partiti e liste civiche. Se mi fossi blindata unicamente nell’asse 5 Stelle-Pd non avremmo avuto questo risultato. Siamo stati un modello nel 2020, laboratorio a livello nazionale. Oggi Termini non è più esperimento ma modello del campo largo».
Si dice che lei sia pronta a candidarsi all’Ars…
«Dovrei dimettermi a dicembre. La mia risposta è: sono una persona seria. Se volessi fare il deputato regionale o nazionale non mi sarei candidata».
Ma sotto sotto, questo sogno lo coltiva?
«Mentirei se dicessi che penso che la mia storia politica si interrompa con l’esperienza amministrativa. Penso di avere le carte in regola in futuro per ambire anche ad altro».
Cosa è rimasto intanto da fare?
«Tantissimo. Noi partiamo da dei punti che abbiamo messo a sistema. Una di queste è l’infrastruttura portuale, il porto turistico è in dirittura d’arrivo. Ora la sfida per il futuro è la riapertura del Grand Hotel delle Terme. Immobile simbolo ed espressione del settore turistico su cui abbiamo sempre puntato. La rigenerazione urbana, il Belvedere, il castello, il teatro, la piazza delle Terme hanno un filo conduttore, rendere la città attrattiva. Termini non può essere conosciuta solo come la città della ex Fiat: abbiamo un agglomerato industriale fiorente, 370 milioni di fatturato e 2 mila dipendenti. E in questo il porto su cui abbiamo investito, che ha registrato un +56%, è fondamentale».
La prima ricerca di partner privata per il Grand Hotel però è andata deserta…
«Non demordiamo, anche a Sciacca la prima è andata male. Gli investitori sono venuti, ma non ci presentavamo bene. La piazza era distrutta, ora è riqualificata. Il porticciolo turistico aiuterà. Ci sarà una nuova ricerca, se sarà il caso lavoreremo a degli incentivi».
Cosa altro fare per la riqualificazione della costa?
«Ho un chiodo fisso: la demolizione dell’ecomostro ex Olis. La Regione, proprietaria per metà, non ha risposto alla nostra diffida, c’è un’ordinanza di messa in sicurezza che significa abbatterlo, non ci sono altre strade, lo ha certificato anche il Genio civile. Io sono disposta a incatenarmi là davanti, ma spero si trovi un dialogo istituzionale».
Altri cantieri in programma?
«Ci sono progetti per 55 milioni già pronti e finanziati. Ma il mio obiettivo è una grande manovra che permetta di dare l’ordinarietà. I grandi investimenti dovranno andare di pari passo con la manutenzione ordinaria che è quella che impatta sulla vita dei cittadini».
La accusano di non avere utilizzato i soldi del cantiere Terna per compensare il rischio ambientale…
«Per i 10 milioni di Terna c’è un piano di compensazioni approvato dal consiglio comunale, avevo coinvolto tutti ma l’opposizione ha alzato bandiera bianca. Il piano prevede impianti sportivi, manutenzioni stradali (trattando con Terna), edilizia scolastica, riqualificazione urbana. Sulle contrade sono previsti interventi di ripristino. Quando il progetto è stato proposto nessuno ha protestato, oggi è pretestuoso».