L'intervista
Rini: «Città pronta per nuovi grandi eventi e i due giorni di Jova valgono 18 milioni»
L’assessore alla Cultura: «Palermo ora ha fiducia nelle proprie possibilità. Ha funzionato tutto i concerti hanno portato lavoro e buon umore e nel 2027 arriva Red Bull»
Il concerto di Jovanotti non è stato soltanto uno spettacolo riuscito, ma la prova di una Palermo pronta a tornare stabilmente nel circuito dei grandi eventi. Le due serate all’Ippodromo della Favorita hanno restituito alla città una fiducia che va oltre la musica. Ne è convinto l’assessore comunale alla Cultura Antonio Rini: il risultato nasce da una strategia già avviata e apre una stagione fondata sulla programmazione.
Assessore, che cosa resta a Palermo dopo il Jova Summer Party?
«Palermo si è risvegliata e si è scoperta pronta. Questo evento ha fatto crescere l’autostima collettiva: oltre la musica, si è diffusa un’energia positiva, palpabile anche nell’opinione pubblica. Oggi la città avverte una fiducia nuova nelle proprie possibilità. Jovanotti, però, non è un caso isolato: è la punta di diamante di Palermo Live 2026 e di un’offerta ampia e diversificata e rivolta a ogni fascia di pubblico».
Qual è stato il salto di qualità?
«Per la prima volta abbiamo costruito una visione integrata delle strutture per gli spettacoli e avviato un protocollo d’intesa con gli operatori. Teatro di Verdura, Velodromo e Ippodromo sono entrati in una strategia comune. Palermo Live ospita anche Gianni Morandi, Loredana Bertè e Notre-Dame de Paris, accanto al Sicilia Jazz Festival e alle iniziative nei quartieri. Per Jovanotti abbiamo potenziato trasporti, treni e navette. La città ha superato anche la prova logistica».
Quale ricaduta possono produrre appuntamenti di questa portata?
«Uno studio del professore Giovanni Ruggieri, docente di Economia del turismo all’Università di Palermo, stima per le due serate di Jovanotti un impatto di circa 18,5 milioni di euro. I grandi eventi generano turismo, lavoro e sviluppo. Il Comune vuole essere coprotagonista, cooperando con i privati e favorendo gli investimenti».
L’Ippodromo sarà ancora utilizzato per i concerti?
«Sì. È un impianto comunale affidato in concessione alla SIPET, che ne cura la gestione, e ora dispone delle autorizzazioni e dell’agibilità necessarie per appuntamenti di grande portata. La prossima settimana incontreremo le associazioni degli organizzatori culturali per programmare il 2027. Abbiamo lavorato come formichine, rimettendo in ordine soprattutto i bilanci, per uscire dalla logica dell’emergenza ed entrare in quella della programmazione. Ora possiamo prepararci anche al “tempo delle cicale”. Con l’apertura del campo Il Diamante e del Palasport, l’offerta logistica crescerà»
Ci sono già nuovi progetti?
«Abbiamo avviato interlocuzioni con i vertici di Red Bull per creare le condizioni di un evento internazionale, legato allo show e allo sport, da ospitare nel 2027. È un percorso in costruzione, ma l’interesse nasce dai risultati e dalla visibilità ottenuti da Palermo con gli ultimi appuntamenti, da Jovanotti al Festino di Santa Rosalia, e dal suo ruolo sempre più forte come set cinematografico»
Il 2027 sarà anche l’Anno europeo dei Normanni. Come si prepara Palermo?
«L’assessorato pubblicherà un bando dedicato e lavorerà con le fondazioni culturali cittadine. È prevista una cabina di regia con le regioni e i Paesi europei segnati dalla presenza normanna. I grandi eventi non esauriscono la nostra idea di cultura. Palermo Sound valorizza molti giovani talenti e vogliamo dare spazio anche alle piccole idee delle associazioni, riducendo gli ostacoli burocratici».
Qual è la visione che tiene insieme queste azioni?
«La cultura non deve essere un privilegio né un ornamento, ma un diritto e una parte essenziale della vita pubblica: un’infrastruttura civile capace di unire generazioni, quartieri e linguaggi. Le criticità esistono e Roma non si è fatta in un giorno, ma il cambiamento è visibile. È lento, perché richiede tempo, eppure inesorabile e irreversibile. Palermo è già cambiata ed è pronta al meglio».