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Le regole

Amat, arriva il nuovo codice di disciplina: divieti "social" per i dipendenti

Lavoratori denunciano un «clima da caccia alle streghe» nel mirino la genericità delle norme. Il Comune: «Decisioni autonome»

25 Settembre 2026, 09:24

10:00

Amat, arriva il nuovo codice di disciplina: divieti "social" per i dipendenti

In Amat occhio ai social. Anzi occhi, e molto attenti: sulle piattaforme la vista dei controlli si è aguzzata, con la pubblicazione del nuovo codice di comportamento approvato in cda a ridosso di ferragosto. E sono aumentati i sussurri in azienda, con molti dipendenti che parlano di «caccia alle streghe». Il motivo del mal di pancia risiede nell’articolo 13, che, nell’esordire con la dichiarazione che «sui propri account di social media, il dipendente utilizza ogni cautela affinché le proprie opinioni o i propri giudizi su eventi, cose o persone, non siano in alcun modo attribuibili direttamente alla società», lo vuole poi «tenuto ad astenersi da interventi o commenti che possano nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine di Amat e del Comune». Il riferimento al Comune - mentre fonti di Palazzo delle Aquile fanno sapere che l’amministrazione non ha né sollecitato né partecipato alla stesura - senza definizione di fattispecie tipiche, è il primo motivo di preoccupazione diffuso.

La norma ricorda (nel merito) analoga reprimenda, stavolta da parte di Rap, a un dipendente, che è anche segretario provinciale di una sigla sindacale, che aveva criticato la nomina di un legale con difese vittoriose dei lavoratori in vicende simili, nella “guerra dei buoni pasto”. Rap accusò il sindacalista di «comprovate ragioni personali sotto l’egida sindacale» diffidandolo «formalmente dal divulgare - incluse comunicazioni a organi istituzionali e stampa - accuse infondate». Secondo il codice Amat, «il dipendente non può divulgare o diffondere documenti, anche istruttori, e informazioni di cui abbia disponibilità». Il presidente Giuseppe Mistretta non commenta, però - mentre dagli uffici il riferimento al socio unico viene giudicato «normale» - in azienda si mormora. Alcuni dipendenti di diverse aree riferiscono di un «clima di caccia alle streghe». Emblematico sarebbe il caso di un dipendente al quale i presidente ha chiesto «chiarimenti formali» in merito a una conversazione con una collega nella sede aziendale.

Sulla vicenda, il commento della presidente della terza commissione consiliare, Sabrina Figuccia: «Codice di comportamento o bavaglio? Corretto creare linee guida ai fini del giusto decoro, se non fosse che il codice, dopo aver enunciato un principio di cautela generalizzata, affonda in un successivo comma che sottolinea come in ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine di Amat o dell’intero Comune. Se segnalasse un grossa buca o una discarica di rifiuti o un disservizio vissuto sulla propria pelle, sarebbe passibile di contestazione disciplinare? Penso sia necessario trovare un equilibrio: una cosa è la diffusione di informazioni false, accuse infondate o offese personali; altra è la legittima manifestazione di un’opinione, anche critica, su problemi cdella collettività. Quando un lavoratore segnala una criticità reale - conclude - ciò non deve essere automaticamente considerato un danno all’immagine. Ho segnalato agli uffici competenti che una definizione così ampia e generica, può alimentare elementi di soggettività eccessivi, che rischierebbero di trasformarsi in un divieto di critica lecita o in un ostacolo alla libera partecipazione: insomma, una censura».