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La protesta a Palermo

"Senza consenso è stupro", donne contro la legge Bongiorno

Sit in davanti al Massimo: "Togliere centralità al consenso significa riportare l’attenzione sul comportamento della vittima"

16 Febbraio 2026, 11:09

13:09

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In piazza ci sono attiviste e attivisti di diverse associazioni e movimenti cittadini, i centri antiviolenza, rappresentanti dei sindacati, insegnanti e studenti, cittadini e anche una frangia di esponenti politici vicini alla sinistra. Si sono dati appuntamento ieri di fronte al Teatro Massimo per dire no alla legge sul consenso che il Senato si appresta a discutere e approvare nelle prossime settimane. Un presidio partecipato e determinato, inserito nella giornata nazionale di mobilitazione che ha visto sit-in e manifestazioni in diverse città italiane.

Al centro della protesta, la proposta di modifica della normativa sulla violenza sessuale che, secondo le realtà promotrici, rischia di svuotare di significato il principio del consenso, sostituendolo con formulazioni giudicate ambigue e arretranti. «Senza consenso è stupro» è stato lo slogan più ripetuto durante il presidio, scandito tra cartelli, striscioni e interventi al megafono.

E' stato ribadito come il consenso libero, esplicito e revocabile rappresenti non solo un pilastro giuridico, ma anche uno strumento culturale fondamentale nella prevenzione della violenza di genere. «Togliere centralità al consenso - dice Mariagrazia Patronaggio, presidente del centro antiviolenza Le Onde - significa riportare l’attenzione sul comportamento della vittima, anziché sull’azione di chi esercita violenza», sottolineando il rischio di un arretramento rispetto alle conquiste ottenute negli ultimi decenni.

Al presidio hanno preso parola anche insegnanti e studenti, che hanno richiamato il legame stretto tra educazione, prevenzione e diritti. «Nelle scuole serve un’educazione affettiva e sessuale strutturata, che parta proprio dal rispetto del consenso», hanno affermato alcuni rappresentanti delle realtà studentesche, denunciando l’assenza di politiche pubbliche efficaci su questo fronte.

La data della mobilitazione non è casuale: ricade infatti a ridosso dell’anniversario della legge che nel 1996 ha riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona e non contro la morale. Un passaggio storico che, secondo i manifestanti, oggi rischia di essere messo in discussione.