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Scienze

L'infinitamente piccolo per comprendere l’universo, Fabiola Gianotti incontra gli studenti del Pareto

Dalla fisica dell’infinitamente piccolo al mondo reale: Gianotti racconta il CERN, la collaborazione internazionale e l’importanza di comunicare la scienza ai giovani.

16 Marzo 2026, 14:56

15:03

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Alla scoperta dell’infinitamente piccolo per comprendere l’universo. È questo il viaggio che Fabiola Gianotti, fisica delle particelle ed ex direttrice generale del CERN, ha proposto agli studenti dell’istituto Pareto di Palermo durante l’incontro organizzato dal programma Peses – il Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che porta nelle scuole italiane protagonisti del mondo della scienza, dell’economia e della cultura con l’obiettivo di avvicinare gli studenti ai grandi temi contemporanei.

Davanti a una platea di studenti, Gianotti ha raccontato cosa significa fare ricerca nel più grande laboratorio di fisica delle particelle al mondo, spiegando come lo studio dell’infinitamente piccolo permetta di comprendere i fenomeni più grandi dell’universo.

«La scienza è bellissima – ha spiegato – ci aiuta a capire come funziona ogni cosa ed è indispensabile per affrontare le grandi sfide del mondo di oggi. Posso solo incoraggiare i giovani che vogliono studiare materie scientifiche a farlo con motivazione, determinazione e passione».

Durante la lezione, Gianotti ha guidato i ragazzi alla scoperta della fisica delle particelle elementari, la disciplina che studia i componenti più piccoli della materia e dell’universo. Comprendere queste particelle significa ricostruire la storia dell’universo e l’evoluzione che ha portato alla formazione delle strutture più complesse.

Un lavoro che al CERN coinvolge una comunità scientifica internazionale senza precedenti: oltre 17.500 persone collaborano nel grande laboratorio di ricerca di Ginevra, un luogo in cui scienziati di culture, lingue e religioni diverse lavorano insieme per un obiettivo comune.

«È un ambiente molto aperto e tollerante – ha raccontato – nella mensa del CERN mangiano insieme persone di tutte le nazionalità. È uno degli aspetti più belli del nostro lavoro: la collaborazione».

Un modello che oggi viene preso come esempio anche in altri campi della ricerca, dall’intelligenza artificiale alla medicina.

Il CERN è noto soprattutto per i suoi acceleratori di particelle, enormi infrastrutture scientifiche costruite in gran parte sottoterra. L’anello principale si sviluppa infatti per 27 chilometri sotto il confine tra Svizzera e Francia. Una scelta che ha anche motivazioni scientifiche: sottoterra gli strumenti sono protetti dai raggi cosmici che, in superficie, potrebbero interferire con gli esperimenti.

La ricerca fondamentale, ha spiegato Gianotti, non è però lontana dalla vita quotidiana. Molte tecnologie sviluppate al CERN hanno applicazioni concrete, come nel campo della medicina. Gli acceleratori di particelle, per esempio, sono oggi utilizzati anche nella cura dei tumori.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche del ruolo sociale della scienza e della responsabilità degli scienziati nel comunicare il proprio lavoro ai cittadini.

«La scienza deve essere spiegata in modo semplice – ha detto – perché la conoscenza è per tutti. Il CERN è finanziato con risorse pubbliche e quindi le nostre scoperte appartengono alla collettività».

Comunicare il metodo scientifico è fondamentale anche per contrastare la disinformazione e avvicinare le nuove generazioni alla ricerca.

La scienza, ha aggiunto Gianotti, può anche diventare uno strumento di dialogo tra i popoli. Al CERN lavorano infatti ricercatori provenienti da Paesi in conflitto tra loro, come israeliani e palestinesi. «La scienza è un’attività universale che unisce le persone», ha spiegato.

Durante l’incontro non è mancato anche un passaggio personale sul suo percorso di studi. Gianotti ha raccontato agli studenti di aver frequentato il liceo classico e di essersi avvicinata alla fisica spinta soprattutto dalla curiosità verso l’universo.

«Non avevo gli strumenti matematici e fisici per capirlo davvero – ha ricordato – ma avevo un professore capace di spiegare le cose difficili in modo semplice».

Da quella curiosità è nato il «salto nel buio» di iscriversi a fisica all’università, una scelta che oggi definisce «la migliore che potessi fare».

Oggi Gianotti è tornata a dedicarsi pienamente alla ricerca dopo aver guidato il CERN per due mandati come direttrice generale. E proprio ai giovani continua a rivolgere il suo messaggio più forte.

«Per me è sempre bello interagire con gli studenti – ha detto – oggi ho trovato domande interessanti e molta curiosità. È stato davvero stimolante».