Il blitz
Paternò, i cinque arresti e la sete di vendetta del clan Assinnata: l'agguato nell'autofficina ripreso dalle telecamere di sorveglianza
Questa mattina sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare nel territorio paternese. Il principale indagato è Andrea Giacoponello, cognato di Salvatore Assinnata
Un ferimento, all'apparenza scaturito da futili motivi, che ha dato il via a una escalation di tensioni e ritorsioni. È la situazione che è stata fotografata a Paternò dall'ultima indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta, da settembre a dicembre 2025, e dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Catania e dalla sezione operativa della compagnia di Paternò. Agli arresti sono finiti oggi i paternesi Andrea Giacoponello (09/08/1972), Giorgio Castorina (01/10/1994), Vincenzo Di Mauro (06/11/1983), Antonio Di Cavolo (25/07/1983) e Giuseppe Romeo (30/05/1980).
L'antefatto
Il 30 agosto 2025, apparentemente per futili motivi, viene ferito Michele Gabriele Giacoponello, figlio di Andrea (classe 1972), quest'ultimo ritenuto personaggio di spicco del clan Assinnata di Paternò, affiliato alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania. Giacoponello è anche il cognato di Salvatore Assinnata, vertice della cosca. Per l'aggressione, il 27 novembre 2025 viene arrestato e portato in carcere Alberto Forte.
Il contrattacco, però, era già partito. L'1 ottobre 2025, a Paternò, un commando composto dai cinque indagati e capeggiato da Andrea Giacoponello, che avrebbe dovuto essere ai domiciliari, di cui uno armato di pistola e uno di mazza, si sarebbe presentato all'officina meccanica del padre di Alberto Forte, sparando nei suoi confronti tre colpi d'arma da fuoco. Di cui uno alla mano sinistra.
Nel corso delle indagini, le conversazioni telefoniche intercettate a seguito del primo ferimento hanno fatto emergere i propositi di vendetta da parte del clan Assinnata.
Il racconto in diretta al telefono
Forte, parlando al telefono con un familiare mentre si consumava la ritorsione, avrebbe riferito di essere stato colpito da uno sparo e di essere riuscito a difendersi rispondendo al fuoco nemico con la sua pistola, tenuta a portata di mano.
Il racconto della vendetta è arrivato immediato ai familiari. Ma non è mai stato denunciato alle autorità. È stato però riscontrato grazie al referto medico dell'ospedale Cannizzaro di Catania, dove l'uomo era andato personalmente dichiarando al personale sanitario di avere avuto un incidente stradale.
I momenti che hanno preceduto l'agguato sono stati comunque immortalati da un sistema di videosorveglianza installato nell'officina della vittima. Immagini che sono state acquisite dai militari. A tutti gli indagati è contestata l'aggravante dell'associazione mafiosa al clan Assinnata.