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Il racconto

Il Fortino di Leo Gullotta: «Per chi nasce nei quartieri popolari la vita si presenta prima»

Il grande attore catanese, da poco 80enne, racconta la sua vita da bambino nel centro storico in un documentario realizzato da Caritas

Leandro Perrotta

11 Gennaio 2026, 12:07

14:41

«Sono nato 80 anni fa al Fortino, quartiere popolare». Lo dice con orgoglio Leo Gullotta, il grande attore catanese in questi giorni celebrato per il traguardo anagrafico raggiunto lo scorso 9 gennaio: i suoi primi ricordi di questi otto decenni di vita sono iniziati propio «in via Calanna dove abitavo con la mia famiglia, in una casa di ringhira assieme ad altre quattro famiglie e mi ricordo perfettamente bene anche il diciamo il cortiletto sotto dove si lavorava, si lavorava in tutta Italia per ricostruire l'Italia dopo la guerra».

 

Il racconto viene da un documentario realizzato dallo studio Visualazer per la Caritas diocesana di Catania all'interno del progetto “Si muove la città – Sguardi sul quartiere San Cristoforo”. Il risultato sono stati una mostra fotografica - e un documentario - che tracciano percorsi di speranza per il grande centro popolare di Catania, metonimicamente chiamato ormai da anni San Cristoforo, dal nome del suo quartiere simbolo. Ma i rioni avevano la loro identità più marcata un tempo. Pur somigliandosi tutti, in positivo, come ricorda Gullotta: «Erano tutti con il sorriso, nel quartiere cosiddetto popolare». Poi ricorda «la semplicità, la gioia di questi quartieri, naturalmente con i problemi eh, c'erano anche allora». Una cosa non sembra essere cambiata, ascoltando le parole di Gullotta: «Chi è che nasce nei quartieri popolari cosiddetti la vita ai ragazzini, ai bambini, gli si presenta prima».

Le sue riflessioni ricordano quelle di Becher, un ragazzo che oggi ha un quarto dell'età del grande attore ed è cresciuto poco distante, ai Cappuccini. Gullotta ricorda quel che allora, come oggi, fa davvero la differenza nella vita adulta: «L'importante però è avere una casa, con dei genitori sani, studiando. Noi abbiamo, capito, scelto le cose che ci piaceva fare come lavoro. Come vita». Quel tempo della sua gioventù iniziata in una città ancora piena di macerie era però anche diverso da oggi. Gullotta critica chi oggi vive «passivamente guardando soltanto, televisione e cellulari inutilmente. Spesse volte per tutta la giornata. Questo non porta a nulla, sotto tutti i punti di vista, se non a una curiosità, blanda, bassa. Che non vuol dire nulla».

 

E il grande attore ha infine un consiglio: «Chi è cresciuto come me, in un quartiere cosiddetto popolare, ha tutto da guadagnare se fa funzionare il cervello. Che cosa c'è di bello nel quartiere popolare? C'è il piacere di guardarsi attorno». E conclude: «La dignità è impagabile, e ognuno deve mostrarla con forza».